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giovedì 30 ottobre 2008

" I Veneti" di L. Capuis.

"(...) Seppur comprendente anche minoranze etniche etrusche, retiche, carniche, istriane, è certo che il nucleo preponderante era costituito da quei "Veneti" che, già al volgere del II millennio a.C. e per tutto il I, qui si svilupparono la loro civiltà cui corrispose tra l'altro, a partire dal VI secolo a.C., una specifica tradizione scrittoria, eco di una precisa unità linguistica.

"Paleoveneta" è stata convenzionalmente definita questa civiltà, e "Paleoveneti" gli artefici, per non creare equivoci con i Veneti attuali, ma sembra più giusto recuperare la storicità del nome. Le fonti classiche offrono infati indicazioni precise e compatte per "Veneti": un veneto, tra l'altro nativo di Padova, Tito Livio, narando le vicende di Antenore, dei Troiani e degli Eneti, che con lui giungono nelle terre adriaiche (...), dice espressamente che qui il nuovo opolo ricevette l nome di "Veneti" (...). Restituiamo dunque al popolo ed alle sue manifestazioni culturali la denominazione storica.

Anche se, al pari di altre popolazioni preromane, manca una produzione letteraria originale sufficiente a definirli "cultura storica", è indubbio, come annotato da M. Pallottino, acuto e insuperato interprete della protostoria italica, che i Veneti costituiscono una delle compagini etnico-culturali meglio definite dell'Italia pre-romana proprio per la possibilità di stabilire, fin dalle origini, una precisa identità tra "ethnos" e cultura, a differenza di quanto si verifica in altri ambienti e fatto unico per l'Italia settentrionale.

E non crediamo di cadere in un vuoto campanilismo nel dire che, nel coacervo di popoli che caratterizzano l'Italia del I millennio a.C., i Veneti appaiono secondi solo agli Etruschi, per l'espansione territoriale ben delineata nei suoi ampi confini già a partire già dal'VIII secolo, per la specifica autonomia ed individualità culturale, per la vastità delle relazioni intessute con le popolazioni limitrofe, dal Tirreno all'Adriatico ai territori transalpini. In ciò furono certo favoriti da un paesaggio naturale particolarmente felice, ricco di fiumi e quindi di vie naturali di comunicazione, cerniera insostituibile tra penisola e Europa centrale, da n ampio fronte marittimo in una delle poche zone dell'driatico occidentale che potevano offrire approdi facili e sicuri, da una terra fertile con ampie distese pianeggianti e boschive ma certo anche dall'essere stati in grado di attuare, in tempi relativamente brevi, una valida organizzazione politico-economica.

Naturalmente protetti dai loro grandi fiumi, ma sicuramente anche grazie a una solida struttura territoriale, i Veneti furono tra l'altro risparmiati da traumatiche penetrazioni di Etruschi, Greci, Galli, fino a quando, tra il III ed il II secolo a.C., entrarono pacificamente nell'orbita di Roma. L'importanza strategica ed economica del "Venetorum angulus" non sfuggì certo ai Romani che, non a caso, dei Veneti amarono presentarsi come amici piuttosto che come nemici, ad essi accomunati da nobili e remote origini troiane: Antenore, come Enea, esce infati incolume dalla notte fatale di Troia; ai due eroi, legati da un fato comune, è concesso, dopo lunghe e perigliose peregrinazioni, di dare origine a nuovi popoli e a nuove città, Veneti e Romani, Padova e Roma.

(...)

tratto da: I VENETI, società e cultura di un popolo dell'Italia preromana,
autrice: Loredana Capuis,
Editore: LONGANESI & C.

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