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giovedì 30 giugno 2011

Summer trip to f.lli Fraccaro's farm - Trebaseleghe (PD)

giovedì 23 giugno 2011

CHE COS' E' INTERNET?

CHE COS’È INTERNET?


La rete delle reti

Variamente definita, Internet è sostanzialmente la "rete delle reti", cioè un insieme di reti di computer sparse in tutto il mondo e collegate tra loro, a cui possono accedere migliaia di utenti per scambiare tra loro informazioni binarie di vario tipo a definizione.

Tecnicamente la definizione più corretta di Internet è forse quella di una federazione o un insieme di reti in grado di comunicare utilizzando il set di protocolli TCP/IP" (MARTIGNAGO E.- PASTERIS V.-ROMAGNOLO S., Sesto Potere, Apogeo, Milano, 1997).

Al di là del tentativo di definirla, per descrivere Internet sono state usate varie analogie; la più frequente è quella delle reti telefoniche locali o nazionali che nel loro insieme formano una immensa rete internazionale, della quale molti possiedono una parte, senza che nessuno possa possederla tutta; infatti si dice che Internet non è di nessuno, anche se - perché il tutto funzioni - tutti devono tenere in efficienza la parte di loro proprietà.

Non mancano naturalmente analogie più fantasiose, tra cui quella della scuola di McLuhan che vede Internet come "prolungamento" all’esterno del nostro cervello (così come la televisione era il prolungamento all’esterno della nostra vista) o quella addirittura fantascientifica secondo cui Internet sarebbe un "cervello collettivo".

La storia di Internet

Negli anni ’60, di fronte al successo scientifico rappresentato dal primo Sputnik sovietico (messo in orbita il 4 ottobre 1957) gli Usa da una parte lanciarono un programma spaziale che doveva portare l’uomo sulla luna, mentre dall’altra, a livello militare, predisposero un piano di difesa da un eventuale attacco atomico da parte dell’Urss, nell’ambito della cosiddetta Guerra Fredda.

Fu così che il Pentagono creò A.R.P.A. (Advanced Research Projects Agency), un’agenzia per progetti scientifici a livello avanzato a scopi militari. Uno di questi progetti, presentato da Paul Baran nel 1962, mirava a creare un sistema di comunicazioni in grado di sopravvivere ad un attacco nucleare ed era basato sul sistema della trasmissione mediante commutazione di pacchetto (packet switching).

Per raggiungere questo obiettivo era necessario che il sistema di comunicazione non avesse un punto centrale di controllo (no central authority), colpire il quale avrebbe significato mettere fuori uso l’intero sistema, ma avesse una struttura che garantisse le comunicazioni anche se parte dei collegamenti fossero stati distrutti. Bisognava che una comunicazione potesse seguire percorsi diversi in alternativa a quelli eventualmente distrutti.

Nel 1969 Vinton Cerf creò Arpanet, collegando al nodo dell’Università di Los Angeles le tre Università americani di Santa Barbara (California), di Stanford e dell’Università dello Utah. Questo significò il passaggio dalle cosiddette LAN (Local Area Network, rete locale) ad una WAN (Wide Area Network, o rete su un’area vasta) fino all’attuale dimensione mondiale.

Uscita dal controllo militare, Arpanet, infatti, ebbe come coordinatore la National Science Foundation, prendendo il nome di NSFN alla quale cominciarono a collegarsi reti regionali e locali, e successivamente internazionali.

Riteniamo inutile dare qui dei dati sull’attuale diffusione di Internet nel mondo, o in Italia, anche perché sono in rapida crescita e quindi comunque inattendibili. Forse ci preoccupa più quanto abbiamo letto recentemente relativamente ad una situazione della rete vicina alla saturazione, tanto che qualcuno parla di una tariffazione di Internet per limitarne l’uso o addirittura di una Internet 2 a pagamento, nonché quanto proposto a titolo di bit tax.

COME FUNZIONA INTERNET?

Forse il modo più semplice per spiegare il funzionamento di Internet è quello di seguire passo passo una comunicazione, cioè il passaggio di un’informazione da un computer di origine (o client) ad un computer di destinazione (server).

Va infatti notato che, anche se un computer può comunicare con diversi altri in rapida successione, di fatto questa comunicazione avviene sempre tra due computer (client/server) di cui il client è l’emittente del messaggio e il server è il suo ricevente, o computer remoto.

La comunicazione tra computer

La parola Internet, prima ancora di indicare una electronic highway (autostrada elettronica) è anzitutto una espressione inglese formata da due parole intere net (rete), con cui si indica un collegamento tra due reti (di computer) attraverso una gateway (via d’accesso): è questo collegamento che permette a qualsiasi computer di una rete di comunicare con un qualsiasi altro computer di un’altra rete.

Si capisce meglio allora quale sia la potenzialità comunicativa di Internet se la rete, come abbiamo già detto, è un’immensa ragnatela fondata da migliaia di reti di computer sparse in tutto il mondo e tutte collegate tra loro, questo significa che col nostro computer, connesso ad una delle reti, possiamo in teoria comunicare con tutti i milioni di computer che formano la "rete delle reti" o che sono a queste connessi.

Accesso a Internet

Va subito chiarito che normalmente l’utente privato non ha il computer fisicamente collegato alla rete Internet, ma che deve accedervi attraverso il computer di un access o service provider.

Per connetterci a Internet dobbiamo anzitutto collegare, con un modem, il nostro computer ad una linea telefonica che, a sua volta ci collega, sempre con un modem, al computer del provider.

Naturalmente il provider presso cui chiediamo l’accesso a Internet per poter sostenere le richieste di più clienti deve possedere più modem che a loro volta devono essere ben più potenti del nostro come capacità di trasmissione. La bontà di un provider si misura infatti anche dalla velocità con cui la sua attrezzatura ci permette di ottenere l’accesso a Internet.

I modem del provider sono a loro volta collegati ad un grosso computer che tecnicamente si chiama host (ospite) e che fa la funzione di server rispetto al computer del cliente (client).

È importante tenere presente che l’host è fisicamente parte di Internet, cioè è un nodo di una delle tante reti che compongono la "rete delle reti". In questo modo anche il computer del cliente, finché dura la connessione con l’host del provider, viene ad essere fisicamente parte della rete; può quindi usufruire di tutti i servizi che Internet è in grado di offrire, dalla posta elettronica alla ricerca sui cosiddetti motori di ricerca, fino naturalmente alla consultazione delle pagine Web.

Modem

Abbiamo già detto che per connetterci a Internet bisogna anzitutto collegare il proprio computer alla normale linea telefonica con un apparecchio che si chiama modem.

Il termine modem deriva dalla contrazione di due parole inglesi (MODular e DEModulator), che servono ad indicare due tipi di operazioni:

MODulate, trasformazione degli impulsi digitali del computer in segnali analogici, cioè suoni trasmissibili da una normale linea telefonica;

DEModulate, cioè, all’arrivo, l’operazione contraria di trasformazione di suoni (o segnali analogici) in impulsi digitali leggibili da un computer.

L’unità di misura della velocità di trasmissione di un modem è chiamata bps (bit per second, o bit al secondo) e dal loro numero dipenderà la velocità della trasmissione dei dati. Oggi la misura standard di un normale modem è 33.600 bps.

Provider

Seguendo lo schema con cui ci siamo proposti di illustrare il funzionamento di Internet, dal nostro computer chiediamo via telefono (e modem) ad un provider di connetterci alla rete Internet. È abbastanza evidente che, per evitare bollette telefoniche con cifre astronomiche, conviene che il telefono del provider sia dentro la rete urbana, o comunque che in essa abbia un nodo di collegamento.

Importante è infatti tenere presente che quando l’utente si collega ad essa o dall’ufficio via telefono utilizza la normale rete telefonica per il tratto tra il proprio modem e il modem del provider pagando la relativa tariffa, che naturalmente varia a secondo che la telefonata sia urbana o interurbana.

Provider è la semplificazione di un acronimo IAP che in inglese sta per Internet Access Provider (o fornitore di accessi a Internet), ossia qualcuno che, con un contratto di abbonamento, ci dà la possibilità di collegarci alla rete, essendo egli in possesso di un computer permanentemente funzionante che fa fisicamente parte della rete stessa (cioè di un sito Internet). Oggi, forse più propriamente, si parla di ISP (Internet Service Provider) che identifica chi oltre alla mera connessione offre altri servizi all’utente, tra cui le pagine Web.

Il provider ha sulla rete Internet un proprio computer a cui l’utente si collega. Tale computer si chiama host (in inglese host chi ospita distinto da guest che invece è chi viene ospitato).

Tecnicamente, mentre il collegamento fra un utente e un host è un collegamento diretto su linea commutata, cioè un normale collegamento telefonico, sulla rete Internet la trasmissione dei dati avviene ad una velocità non compatibile con i normali modem (in genere 64.000 bps). Il provider deve quindi avere una attrezzatura in grado di ridurre la velocità di trasmissione dei dati per renderla compatibile con quella del modello posseduto dall’utente.

C’è qui da ribadire che, una volta attivata la connessione tra il computer dell’utente e l’host del provider anche il computer dell’utente - limitatamente alla durata della connessione - fa fisicamente parte della rete Internet ed è quindi in grado di comunicare, almeno potenzialmente, con tutti gli altri computer ad essa collegati in tutto il mondo, diventando eventualmente a sua volta server di qualche altro utente.

Protocollo

Internet è una rete mondiale formata da milioni di computer, che tra loro possono essere molto diversi e funzionare con differenti sistemi operativi. C’è quindi da porsi non solo il problema di come avvenga la trasmissione dei dati nella rete, ma anche della loro intelligibilità; cioè di come fa un computer a decifrare un messaggio scritto con un computer ed un programma di scrittura completamente diversi.

Va allora chiarito che in Internet due computer connessi possono comunicare tra loro solo utilizzando lo stesso protocollo, intendendo per protocollo l’insieme delle regole che ne permettono la comunicazione: si tratta in pratica di un insieme di convenzioni che definiscono un linguaggio comune, il quale a sua volta rende possibile la comunicazione fra computer dotati di sistemi operativi diversi.

Gli indirizzi

Quando si manda o si cerca una informazione via Internet, è evidentemente indispensabile che il destinatario sia chiaramente individuato da un preciso indirizzo, altrimenti la comunicazione rischia di perdersi nella rete.

Quindi due computer per comunicare tra loro tramite Internet hanno bisogno almeno di:

un indirizzo che li individui con precisione assoluta, cioè di un IP address;

un protocollo, cioè un linguaggio comprensibile da entrambi.

Nella rete Internet incontreremo almeno due tipi di indirizzi:

gli E-mail, cioè gli indirizzi per la posta elettronica;

gli Url, cioè un indirizzo che si usa per gli altri protocolli di comunicazione gestiti da un browser, cioè da un programma di gestione di servizi Internet.

L’Url permette di arrivare con sicurezza al server, cioè al computer remoto presso cui l’oggetto da noi cercato si trova. A questo punto servono naturalmente le informazioni normali per cercare un oggetto nel computer di un utente, cioè la directory, le eventuali sottodirectory e il file che lo contiene.

Il messaggio di posta elettronica finisce in una casella all’interno del server del provider dove risiede l’indirizzo di destinazione. Il messaggio rimarrà nel server finché l’utente non si collegherà alla rete e scaricherà nel proprio computer tutti i messaggi arrivati alla sua mailbox (cassetta delle lettere). Se l’utente è collegato, potrebbe aver attivato un programma che ad intervalli regolari controlla l’arrivo di nuova posta segnalando con un avviso sonoro eventuali nuovi messaggi arrivati.

COSA FARE IN INTERNET?

Il browser

Internet fornisce una serie di servizi, ciascuno dei quali fino a non molto tempo fa, e in parte ancora adesso, ha bisogno di un suo specifico protocollo e di un suo particolare programma di esecuzione. Oggi tutti questi servizi sono gestiti da un unico programma, detto browser, dal verbo inglese to browse, cioè sfogliare (in realtà lo si dovrebbe tradurre in italiano con il termine navigatore): il browser è quindi il programma cliente inizialmente sviluppato per poter visualizzare le pagine Web, ed esteso poi anche agli altri servizi Internet.

Attualmente i browser più conosciuti sono due, entrambi scaricabili direttamente dalla rete.

Netscape Navigator in concorrenza con il gigante mondiale dell’informatica, cioè la Microsoft di Bill Gates.

Microsoft Internet Explorer, prodotto dalla Microsoft.

Tecnicamente un browser sarebbe un programma ma che permette di leggere, ma non di modificare un dato tipo di file: in riferimento specifico a Internet, un browser (o navigatore) è quindi un programma che permette al computer utente di visualizzare gli iperoggetti della Web. È cioè il programma che, in base alla Url, permette di accedere ai vari iperoggetti di Internet.

La posta elettronica (E-mail)

La posta elettronica o electronic mail è stata definita dagli informatici la killer application di Internet, tanto il suo uso è prevalente e diffuso, anche se oggi ha un grosso concorrente nel www.

I vantaggi dell’E-mail rispetto alla posta normale sono:

la velocità che rende la trasmissione della comunicazione quasi immediata, cioè praticamente, come si dice, in tempo reale. È stato calcolato che rispetto ai 20 minuti medi di una telefonata e ai 30 minuti di una lettera, per scrivere e mandare una E-mail sono sufficienti meno di 5 minuti e ha un costo molto basso, non solo rispetto alla posta normale ma anche rispetto alla comunicazione via fax;

la comunicazione asincrona, cioè non richiede la contemporanea presenza della persona che manda il messaggio e di chi lo riceve, come invece succede per il telefono (a meno che non si usi la segreteria telefonica);

abitua ad un linguaggio sintetico che sembra collocarsi ad un livello intermedio tra la comunicazione verbale e quella scritta;

permette la sosta in punti intermedi della rete in caso di problemi temporanei per raggiungere la destinazione.

L’indirizzo E-mail

È evidente che anche per mandare una E-mail ad una persona bisogna conoscerne l’indirizzo a cui si può raggiungerlo sulla rete Internet, cioè il suo E-mail address (o indirizzo di posta elettronica).

Armando@tin.it

Questo E-mail è composto dai seguenti elementi: nomeutente - dominio

Cominciamo dall’elemento più a destra, cioè il dominio (raggruppamenti di sistemi collegati in rete), che individua la categoria del dominio (negli Usa) o la nazione (nel resto del mondo): nel nostro caso il dominio tin significa che l’utente è collegato alla rete in Italia e il nome TIN indica il provider presso il cui sito l’utente ha l’accesso ad Internet. Il simbolo @ (chiocciola) sta per l’inglese "at", cioè "presso".

+ It nome ARMANDO evidentemente indica il nome (o lo pseudonimo) dell’utente a cui si vuole fare arrivare il nostro messaggio.

FTP (Trasferire File)

Quando invece che mandare o ricevere messaggi si vuol mandare o ricevere interi file, Internet offre uno strumento che si avvale di un protocollo chiamato FTP (File Transfer Protocol, protocollo per il trasferimento di file). Il protocollo FTP funziona con il sistema client-server, cioè con un computer server in grado di fornire risorse ad altri computer detti client.

Per accedere ad un sito FTP basta conoscere il suo indirizzo (IP). Esiste un grande numero di biblioteche che contengono archivi, cioè raccolte di file trasferibili.

Si tratta in genere di programmi che vengono offerti in due modi principali:

shareware cioè utilizzabili solo per un certo periodo, dopo il quale dovrebbero essere acquistati;

freeware, sono programmi liberamente disponibili gratis.

Newsgroup

Si può partecipare a discussioni sui più ampi generi di argomento attraverso delle vere e proprie conferenze elettroniche (o forum pubblici) chiamate newsgroup o gruppi di discussione; un newsgroup si può infatti definire un punto di ritrovo (bacheca elettronica) per persone che hanno interessi simili e sui quali vogliono discutere, inviando o leggendo dei contributi che si chiamano articoli.

I newsgroup sono quindi delle conferenze aperte da cui i partecipanti possono ricevere messaggi e a cui possono contribuire inviando messaggi pubblici che vengono distribuiti a tutti i sistemi collegati. In realtà i newsgroup (abbreviato in news) sono nati con una propria rete, la Usenet, che poi è stata conglobata all’interno di Internet.

Tanto per farsi un’idea i gruppi di discussione esistenti nel mondo sono circa 10 mila, e ce ne sono almeno 2.500 così diffusi da poter essere considerati mondiali, nei quali quindi la lingua usata è l’inglese. Non si contano poi i newsgroup locali, dove si possono usare anche altre lingue.

Ricercare nella rete

Internet presenta il problema tipico di qualsiasi sistema che contenga troppe informazioni, cioè il problema di trovarle quando ci servono. Ormai cresciuta la rete ogni oltre limite controllabile, non esiste un indice completo dei siti di Internet e del loro contenuto. Questo pone il problema di come cercare su Internet quello che ci serve.

Oggi la ricerca in Internet si fa principalmente attraverso i cosiddetti motori di ricerca che sono dei grossi database che si muovono all’interno delle pagine del World Wide Web (www) per catalogare le informazioni secondo il metodo di ricerca proprio dei database.

Spesso la ricerca si fa per parole chiave e condizioni altre equivalenti, per trovare o eliminare corrispondenze.

I virus in Internet

I virus altro non sono che semplici e a volte banali programmi che sfruttano errori e malfunzionamenti dei programmi usati sul vostro computer, fanno eseguire operazioni più o meno dannose non desiderate. Difendersi dai virus è una impresa più o meno difficile a seconda del sistema operativo usato. I programmi chiamati "antivirus" offrono una limitata garanzia, visto che evidenziano il virus una volta che questo è già entrato nel sistema e tenta di compiere danni. Con la rapida evoluzione del software in Internet, gli antivirus tendono ad invecchiare molto presto e ad essere inefficaci con i virus particolarmente recenti. Pericoloso possono essere anche alcune pagine web, specialmente se contenenti chiamate particolari e visualizzate con browser che non filtrano i comandi da eseguire nel sistema.

Per difendersi conviene controllare sempre eventuali programmi provenienti da fonte insicura. I grossi archivi di software in Internet sono controllati, ma non lo sono invece i piccoli archivi di competenza di gente comune.

Non esistono virus che si propagano nei messaggi di posta elettronica, salvo messaggi contenenti programmi eseguibili (che però è sempre l’utente ad estrarre od attivare) o documenti contenenti sequenze di comandi (macro) eseguiti automaticamente (specialmente documenti MS Word).

I messaggi di posta che chiedono di essere diffusi a tutte le persone o mailing list conosciuti sono da ignorare completamente a prescindere dal contenuto, nella gran parte dei casi si tratta di messaggi in circolazione da tempo e ormai inutili da diffondere. Generalmente creano soltanto spreco di risorse.

lunedì 20 giugno 2011

La casa natìa

Chissà che voglio dire?

I miei tre gatti da guardia!

La mia gatta persiana

Lettore Fisso!

Fatti LETTORE FISSO (Follower) di MONDIAL BOY!! Altri lettori in condivisione, molti Siti in collegamento diretto con te!

L'alcol etilico (o etanolo o alcool), da: Wikipedia.it

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EtanoloDa Wikipedia, l'enciclopedia libera.(Reindirizzamento da Alcol etilico)

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Etanolo



Nome IUPAC

etanolo

Nomi alternativi

alcol etilico

Caratteristiche generali

Formula bruta o molecolare C2H5OH

Massa molecolare (u) 46,07

Aspetto liquido incolore

Numero CAS [64-17-5]

Proprietà chimico-fisiche

Densità (g/cm3, in c.s.) 0,789

Indice di rifrazione 1,3611

(293 K, 589 nm)

Costante di dissociazione acida a 298 K 1,26 × 10-16

Solubilità in acqua completa

Temperatura di fusione (K) 158,8 (-114.3 °C)

ΔfusH0 (kJ·mol−1) 4,9

ΔfusS0 (J·K−1mol−1) 31

Temperatura di ebollizione (K) 351,5 (78.4 °C)

ΔebH0 (kJ·mol−1) 38,56

Tensione di vapore (Pa) a 292,75 K 5730

Proprietà termochimiche

ΔfH0 (kJ·mol−1) -277,6

ΔfG0 (kJ·mol−1) -174,8

S0m(J·K−1mol−1) 160,7

C0p,m(J·K−1mol−1) 112,3

Indicazioni di sicurezza

Flash point (K) 285 (12 °C)

Temperatura di autoignizione (K) 698 (425 °C)

Simboli di rischio chimico



frasi R 11

frasi S 7-16



L'etanolo (o alcol etilico) è un alcol a corta catena, la cui formula bruta è C2H5OH, il suo numero CAS è 64-17-5.



È anche chiamato, per antonomasia, semplicemente alcol essendo alla base di tutte le bevande alcoliche. È noto anche come alcol etilico o per gli alcolici viene chiamato spirito.



A temperatura ambiente si presenta come un liquido incolore dall'odore caratteristico. È tendenzialmente volatile ed estremamente infiammabile. La fiamma che produce durante la combustione si presenta di colore blu tenue, ed è molto difficile da vedere in presenza di luce.



È completamente solubile in molti solventi organici - ad esempio il cloroformio - ed in acqua, con cui forma in proporzione 95:5 un azeotropo di minimo, che rende impossibile ottenere per semplice distillazione un etanolo di purezza superiore. Per questo con la dicitura alcol puro si indica una soluzione di etanolo in acqua al 95%.



L'etanolo puro al 100%, o etanolo assoluto o anidro può essere ottenuto per rimozione dell'acqua dall'azeotropo tramite aggiunta di benzene e successiva distillazione frazionata, oppure usando magnesio metallico, che aggiunto all'azeotropo acqua/etanolo reagisce quantitativamente con l'acqua dando idrogeno, che viene allontanato per degassamento della soluzione, e idrossido di magnesio allontanato per distillazione dell'etanolo assoluto. In questo modo l'acqua residua viene eliminata completamente. Altri metodi meno pericolosi, fanno uso di ossido di bario o calce viva (ossido di calcio)[1] che disidratano l'alcol formando i corrispettivi idrossidi.



Indice [nascondi]

1 Utilizzo

2 Alcol denaturato

3 Farmacologia e tossicologia

3.1 Metabolismo

3.2 Effetti sull’organismo

3.2.1 Sistema nervoso centrale

3.2.2 Sistema cardiocircolatorio

3.2.3 Apparato urinario

3.2.4 Apparato gastroenterico

3.2.5 Apparato genitale

3.2.6 Effetti secondari

3.2.7 Embrio e Fetopatia

3.2.8 Altri effetti

3.3 Intossicazione acuta

3.4 Dipendenza da alcol

4 Note

5 Bibliografia

6 Voci correlate

7 Altri progetti





[modifica] UtilizzoProdotto in natura dalla fermentazione (detta fermentazione alcolica) degli zuccheri, è l'alcol più diffuso e l'unico adatto al consumo alimentare. È presente nelle birre in percentuali solitamente inferiori al 10%, nei vini in percentuali comprese tra il 10 ed il 15%, nei liquori in percentuali fino al 70%.

In alcuni paesi del mondo, viene usato come combustibile al posto della comune benzina, dato il suo costo molto contenuto, se prodotto autonomamente. Il Brasile è il paese dove più si fa uso di bioetanolo per autotrazione con il motore Flex prodotto dalla FIAT e dove esistono le più grandi centrali di raffinazione di canna da zucchero, da cui si ottiene. La Svezia è la nazione europea dove più si sta sviluppando il mercato del bioetanolo.

In cosmetica, viene ampiamente utilizzato nella produzione di profumi.

È comunemente utilizzato come disinfettante in ambito casalingo. L'etanolo uccide i microorganismi denaturando le loro proteine e dissolvendo i loro lipidi, risulta pertanto efficace contro molti batteri, funghi e virus (compreso il virus della SARS), però è totalmente inefficace contro le spore dei batteri. Le miscele al 70% in peso di alcol sono quelle che possiedono il maggior potere antisettico. L'etanolo in forma idrata è infatti rapidamente assorbito all'interno della cellula, mentre l'alcol puro richiama acqua sulla superficie cellulare producendo fenomeni di coagulazione all'interno della membrana plasmatica che generano una parziale protezione per la cellula batterica dal disinfettante.

Come solvente di resine naturali e nella lucidatura dei mobili, per la preparazione di vernici, quali gommalacca, gomma benzoe, sandracca.

Viene utilizzato come decolorante nella colorazione di Gram.

[modifica] Alcol denaturatoNei paesi dell'Unione Europea si sottopone a una tassa l'alcol etilico destinato al consumo umano, per limitarne l'abuso. Le industrie che utilizzano l'etanolo per scopi non alimentari vengono esentate dal pagamento della tassa se denaturano l'alcol, che così diventa imbevibile. La formula della miscela denaturante è descritta dal Regolamento (CE) n. 2205/2004 della Commissione del 21 dicembre 2004 [2], pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea il 22 dicembre 2004:



"L’alcol etilico da sottoporre alla denaturazione deve possedere un tenore effettivo di alcol etilico non inferiore a 83 % in volume ed un titolo misurato all’alcolometro CE non inferiore a 90 % in volume. Per ettolitro anidro, aggiungere:



1.tiofene: 125 g,

2.denatonium benzoato: 0,8 g,

3.soluzione al 25 % p/p di C.I. Reactive Red 24 (colorante rosso): 3 g,

4.metiletilchetone: 2 litri.

Al fine di garantire la completa solubilizzazione di tutti i componenti, la miscela denaturante deve essere preparata in alcol etilico di gradazione inferiore al 96 % in volume misurato all’alcolometro CE. La funzione vera e propria di denaturante è svolta dalle sostanze indicate ai numeri 1), 2) e 3). Infatti il tiofene ed il denatonium benzoato alterano le caratteristiche organolettiche del prodotto rendendone impossibile l'ingestione, mentre il metiletilchetone, avendo un punto di ebollizione (79,6 °C) prossimo a quello dell'alcol etilico (78,9 °C), risulta di difficile eliminazione se non con tecniche antieconomiche e questo agevola i controlli da parte dell'amministrazione finanziaria volti ad individuare eventuali usi distorti. La funzione del C.I. Reactive Red 24 è quella di conferire al prodotto una caratteristica colorazione rossa, che ne permette l'immediata individuazione nella destinazione d'uso."



[modifica] Farmacologia e tossicologiaL'etanolo è un composto stupefacente; ha molteplici effetti sull'organismo umano, di natura



energetica

nutrizionale

farmacologica

tossica

psichica

[modifica] MetabolismoL'etanolo, dopo essere ingerito, viene rapidamente assorbito dallo stomaco e dall’intestino tenue e si distribuisce in tutta l'acqua corporea (che, per l'organismo umano, ammonta a circa 0,55 l/kg).



La maggior parte (circa il 90%) dell’etanolo viene metabolizzato nell'organismo, mentre una piccola parte viene eliminata nelle urine, nel sudore e nell’aria espirata: il rapporto di etanolemia (concentrazione di etanolo nel sangue) e aria alveolare (valore misurato con l'etilometro) è relativamente costante, 80 mg di etanolo per 100 ml di sangue producono 35µg/100 ml di etanolo nell'aria espirata.[3]



Il metabolismo comincia già nello stomaco ad opera dell’enzima alcol deidrogenasi (ADH) gastrica, ma per lo più avviene nel fegato per opera di una serie di reazioni di ossidazione. L’etanolo viene prima trasformato in acetaldeide, che viene poi convertita in acido acetico dall'aldeide deidrogenasi. Queste reazioni richiedono un consumo di NAD+, la cui disponibilità rappresenta un fattore limitante nel metabolismo dell’etanolo, motivo per il quale il tasso di conversione dell’etanolo a livello epatico è fisso (circa 8 g o 10 ml all’ora per un uomo di 70 kg).



Un altro enzima che può metabolizzare l’etanolo è il CYP2E1, appartenente al complesso del citocromo P450, che interviene quando la quantità di etanolo assunta supera le capacità cataboliche delle deidrogenasi. Nell'etilismo cronico, l'attività di tale enzima viene indotta, cosa che comporta alterazioni della capacità del fegato di detossificare veleni.



Il metabolita intermedio, l'acetaldeide, è un composto reattivo e tossico che contribuisce al danno da etanolo, mentre un piccola quantità circola nel sangue senza provocare alcun effetto.



Alcuni gruppi etnici hanno capacità metaboliche differenti. Ad esempio nel 50% degli asiatici è presente una variante genetica inattiva di una delle isoforme dell'aldeide deidrogenasi, mentre in altri è presente un'isoforma dell'alcol deidrogenasi con ridotta attività, questo comporta una minore tolleranza e l’insorgere di una sindrome alcolica a dosi etiliche più basse.[4][5]



[modifica] Effetti sull’organismo

Grafico comparativo dei possibili effetti negativi dell'alcol rispetto alle altre droghe da The Lancet[modifica] Sistema nervoso centraleL’etanolo ha un effetto di depressione del sistema nervoso centrale, e, analogamente ad altre sostanze come i barbiturici o le benzodiazepine, ha un effetto ansiolitico e provoca disinibizione comportamentale.



Il meccanismo di questa azione centrale non è completamente chiaro. Sebbene l'etanolo, a concentrazioni efficaci, produca un aumento misurabile del disordine strutturale di membrana, è più probabile che la sua azione dipenda principalmente dai suoi effetti sui canali ionici di membrana e su recettori specifici.



Le principali attività sono:



1.aumento dell'inibizione mediata dal GABA, principale amminoacido inibitorio del sistema nervoso centrale: l'etanolo aumenta l'azione del GABA sui recettori GABAA in modo analogo alle benzodiazepine: l'antagonista benzodiazepinico flumazenil, reverte l'azione depressoria etilica, sebbene sembra questo sia dovuto, piuttosto che ad azione antagonista, a competizione per il recettore.

2.inibizione dell'ingresso del calcio attraverso i canali del calcio voltaggio-dipendenti: l'etanolo inibisce il rilascio dei trasmettitori in risposta alla depolarizzazione delle terminazioni nervose attraverso l'inibizione dell'apertura dei canali del calcio neuronali.

3.inibizione della funzione dei recettori NMDA.

Altre attività dell'etanolo, la cui importanza non è ancora ben chiara, sono l'aumento degli effetti eccitatori prodotti dai recettori colinergici nicotinici e dai recettori serotoninergici 5-HT3.



La somministrazione cronica causa sindromi neurologiche irreversibili come la Sindrome di Wernicke o la Sindrome di Korsakoff, dovute all'etanolo stesso o ai suoi metaboliti, o secondarie alla carenza di tiamina che viene costantemente osservata negli alcolisti. La maggior parte degli etilisti cronici mostra un grado di demenza associato a un ingrossamento dei ventricoli misurabile con tecniche di imaging cerebrale. Può anche essere presente degenerazione del cervelletto e in altre regioni encefaliche.



[modifica] Sistema cardiocircolatorioL’alcol ha numerosi effetti acuti e cronici sull’apparato circolatorio. L’ingestione di etanolo provoca vasodilatazione cutanea e un aumento del flusso sanguigno a livello gastrico, con aumentata perdita di calore (che dà la tipica sensazione di calore). La perdita di calore fa diminuire la temperatura corporea, cosa che, associata a un effetto depressorio sui centri regolatori della temperatura a livello centrale, aumenta il rischio di morte per ipotermia.



L’alcol inoltre ha degli effetti a livello cardiaco: provoca aritmie (prolungamento dell’intervallo QT nell’elettrocardiogramma) e deprime la contrattilità del muscolo cardiaco, portando a lungo termine a una cardiomiopatia. Inoltre provoca aumento della pressione sanguigna. Questi ultimi elementi insieme sembrano essere alla base dell’aumento di incidenza di infarto che si osserva in chi beve tra i 40 e i 60 grammi di alcool al giorno.



[modifica] Apparato urinarioL’alcol stimola la diuresi a causa di una inibizione del rilascio di vasopressina da parte dell’ipofisi posteriore. Il consumo cronico di alcol provoca tolleranza a questo effetto.



[modifica] Apparato gastroentericoL’ingestione di alcool provoca un aumento della secrezione salivare e gastrica, effetti riflessi prodotti dal gusto e dall'azione irritante di alte concentrazioni di etanolo a livello gastrico.



In bevitori cronici di alcol si osserva generalmente malassorbimento a livello intestinale e diarrea, probabilmente dovuti a cambiamenti morfologici dell’epitelio intestinale (con un appiattimento dei villi) e una diminuzione degli enzimi digestivi.



L’alcol ha un effetto tossico sia acuto che cronico sul pancreas, provocando pancreatiti probabilmente per una azione tossica diretta sulle cellule degli acini pancreatici.



I maggiori effetti tossici si osservano nel fegato. Uno dei primi effetti della tossicità è l’accumulo di grasso (lipidosi), che avviene anche dopo l’assunzione di dosi relativamente basse. Il danno epatico progredisce verso un'irreversibile necrosi e fibrosi epatica: l'aumento ematico della gamma glutamil transpeptidasi (GGT) è un ottimo indice di danno epatico. La cirrosi è fattore di rischio per l'epatocarcinoma (HCC).



[modifica] Apparato genitaleSia l’esposizione acuta che cronica all’alcol provoca impotenza nell’uomo. Circa il 50% degli etilisti cronici di sesso maschile sono impotenti e mostrano segni di femminilizzazione testicolare e ginecomastia. Questi effetti sono sia secondari a un’alterata funzione dell’ipotalamo, che diretti sulle cellule di Leydig, provocando una inibizione della sintesi steroidea testicolare.



L’effetto sulla funzione sessuale nelle donne è meno noto, ma in donne alcoliste è stata segnalata una diminuzione della libido e della lubrificazione vaginale e alterazioni del ciclo mestruale.



L’etanolo riduce la secrezione di ossitocina, il che provoca un ritardo del parto. Questo effetto è stato usato in passato per ritardare il parto in donne con contrazioni premature, ma è stato abbandonato perché la dose necessaria era troppo elevata e causa ubriachezza nella madre e intossicazione acuta nel neonato.



[modifica] Effetti secondariGli etilisti tendono a sostituire con le bevande alcoliche gran parte degli altri alimenti della dieta, e questo li predispone a deficienze nutrizionali, in particolare gravi carenze di vitamine del gruppo B. La carenza di tiamina è alla base di una serie di patologie tipicamente osservate negli etilisti, come la neuropatia periferica, la psicosi di Korsakoff e l’encefalopatia di Wernicke.



[modifica] Embrio e FetopatiaL’assunzione di alcol durante la gravidanza provoca effetti tossici gravi sull’embrione e sul feto. Nel primo trimestre aumenta significativamente il rischio di aborto spontaneo. Nel bambino si osserva tipicamente la sindrome alcolica fetale, caratterizzata da tre condizioni: anomalie craniofacciali (tra cui microcefalia), disfunzioni del sistema nervoso centrale (iperattività, deficit di attenzione, ritardo mentale e disfunzioni dell’apprendimento),difetti del setto interatriale nel cuore e rallentamento della crescita. L’incidenza della sindrome alcolica fetale negli Stati Uniti è di circa 0,5-1 bambino su 1000 nati.



[modifica] Altri effettiL’alcol provoca un aumento della secrezione di ormoni steroidei dal surrene, stimolando l'ipofisi anteriore a secernere ACTH (sindrome pseudoCushing).



[modifica] Intossicazione acutaI primi ben noti sintomi di intossicazione acuta da etanolo nell'uomo sono un eloquio indistinto, incoordinazione muscolare motoria, aumentata fiducia in se stessi ed euforia. La maggior parte dei soggetti sono rumorosi ed estroversi, mentre altri diventano più chiusi e solitari: comunque l'umore rimane labile, con atteggiamenti alternati di aggressività, sottomissione, euforia, malinconia.



La dose tossica di etanolo dipende da individuo a individuo, per età, sesso, popolazione, alimentazione, malattie, assuefazione. Una moderata assunzione giornaliera di etanolo possono diminuire il rischio d'infarto miocardico e di accidente vascolare ischemico. Per assunzione moderata s'intende non più di 2-3 Unità Alcoliche (36 grammi) per l’uomo, non più di 1-2 Unità Alcoliche (24 grammi) per la donna e non più di 1 Unità Alcolica (12 grammi) per l’anziano (una Unità Alcolica (U.A.) corrisponde a circa 12 grammi di etanolo; una tale quantità è contenuta in un bicchiere piccolo (125 ml) di vino di media gradazione, o in una lattina di birra (330 ml) di media gradazione o in una dose da bar (40 ml) di superalcolico.).[6]



L'intossicazione da alcol si misura in grammi per litro di sangue (g/l). Approssimativamente, un aumento di 0,2 g/l in una persona a stomaco pieno di 60 kg di peso corrisponde all'assunzione di 12 g di alcol.[7]



Mentre sotto i 0,2-0,4 g/l non si osservano generalmente effetti sul comportamento, assunzioni più elevate provocano, tra l'altro, un aumento esponenziale della probabilità di incidenti stradali poiché dosi anche relativamente basse di etanolo diminuiscono la capacità di guida[8].



Fino a 0,2 g/l nella donna e fino a 0,4 g nell'uomo non si rileva significativo cambiamento del comportamento;

0,5 g/l (10,87 mmol/l) è l'attuale limite di etanolemia secondo il Codice della strada italiano: oltre questo livello le prestazioni intellettuali e motorie e le discriminazioni sensoriali sono ridotte, ma i soggetti sono incapaci di rendersene conto;

0,8 g/l (17,39 mmol/l) corrisponde al precedente livello alcolemico, tollerato dalla legge prima del 2002: è stato ridotto poiché fino a 0,8 g/l è presente euforia o disforia, estroversione o timidezza, concentrazione e capacità di giudizio sono compromessi; la probabilità di incidenti stradali aumenta di circa 4 volte;

al di sopra di 1,5 g/l (32,6 mmol/l) l'ubriachezza è evidente: difficoltà a mantenere l'equilibrio, cammino atassico, nausea, tachicardia, eloquio difficoltoso, diplopia, sonnolenza, marcate alterazioni dell'umore; aumenta di circa 25 volte la probabilità di incidenti stradali;

al di sopra di 2,5 g/l si presenta stato di stupor, respiro pesante, perdita di tono muscolare, indifferenza all'ambiente circostante, immobilità, mutacismo e assenza di reazione agli stimoli esterni alternato con fasi di eloquio incoerente o aggressività, vomito;

con circa 4 g/l si manifesta incoscienza e coma;

oltre i 5 g/l si va incontro alla depressione dei centri respiratori e conseguente morte.

I sintomi e i segni sono molto variabili a seconda dell'individuo e dipendono anche dalla personale tolleranza all'etanolo la quale è aumentata nei bevitori abituali e negli alcolisti; è ridotta nelle donne, nei bambini e negli astemi.



Infatti dopo 1-2 settimane di assunzione quotidiana di alcol la velocità della degradazione epatica dell’alcol aumenta del 30% e complesse modificazioni neurochimiche conducono ad adattamenti neuronali e adeguamenti comportamentali.



Alterazioni del comportamento, della funzionalità psico-motoria e delle capacità cognitive si osservano anche con concentrazioni ematiche di etanolo di 0,2-0,3 g/l. Anche in assenza di assunzioni concomitanti di farmaci, la morte può avvenire a CEE di 3-4 g/l e parimenti si sono osservate sopravvivenze con CEE di 8 g/l.



L'insieme degli effetti comportamentali dell'assunzione elevata di alcol viene definito ubriachezza, e gli effetti fisici che si osservano in seguito sono chiamati postumi dell'ubriachezza.



[modifica] Dipendenza da alcol Per approfondire, vedi la voce Alcolismo.



L’alcol provoca dipendenza fisica e psicologica, dimostrata dai sintomi osservati in seguito alla deprivazione. La forma di astinenza fisica nell'uomo, si sviluppa nella forma grave dopo circa 8 ore.



Al primo stadio, i sintomi principali sono tremore, nausea, aumento della sudorazione, febbre e qualche volta allucinazioni. Questa fase dura circa 24 ore.

La fase può essere seguita dal delirium tremens, caratterizzato da allucinazioni, delirio, febbre, tachicardia, e/o da convulsioni tonico cloniche indistinguibili da quelle del grande male epilettico. Può ridursi durante la quarta o quinta giornata, ma alcuni sintomi possono persistere, con intensità ridotta, persino per 3-6 mesi. Il delirium tremens può avere esito fatale.

La voglia di bere e la ricerca continua di alcol sono tipici segni di dipendenza psicologica (che si osservano anche nelle dipendenze da altre droghe).



Il meccanismo per il quale l’etanolo provoca dipendenza è sconosciuto, ma si ipotizzano effetti a livello di corteccia cerebrale, che è particolarmente sensibile ai danni da abuso di alcol.



Il quadro di etilosi irreversibile è rappresentato dalla sindrome di Wernicke-Korsakoff.



Si tratta di un'encefalopatia correlata al deficit di tiamina (Sindrome di Wernicke, reversibile), con comparsa di deficit irreversibile della memoria a breve termine (Sindrome di Korsakoff), deficit cognitivi, alterazioni della personalità, anomalie comportamentali, fino, nei casi estremi, alla necessità di parziale o totale accudimento.



Nella classifica di pericolosità delle varie droghe stilata dalla rivista medica Lancet, l'alcol occupa il quinto posto.