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mercoledì 3 settembre 2008

Com'è mobile il Network

Quando qualche anno fa uscirono sul mercato, i primi smart phone (i telefonini intelligenti con applicazioni e prestazioni che imitano quelle dei computer) avevano il compito di sedurro lo stuolo di manager di ogni grado e nazione sempre a caccia dell'ultimo gadget hi-tech. Oggi le cose sono un po' cambiate. E "Smart" non è solo il telefonino che permette di lavorare un documento di lavoro, ma anche, per esempio, di gestire la galleria di file multimediali e di condividerla coi propri amici. Ecco perchè, sulla scia di social network come Facebook o Myspace, diverse aziende hanno immesso sul mercato piattaforme per la condivisine di immagini, contatti, pensieri, appuntamenti e tutto quello che può essere digitalizzato e impachettato per finire dentro un telefonino.

E' il caso, per esempio, di Pelagoq, una startup della Silicon Valley che recentemente ha ottenuto un finanziamento di 15 milioni di dollari da iFund, il Fondo di investimenti della Apple che stanzia denaro per società che sviluppano applicazioni per l'iPhone, il cellulare della Mela da luglio anche in Italia. Con questi soldi la Pelago creerà una versione per iPhone di Whrrl, un software in grado di collegare le informazioni provenienti dal modulo Gps del telefonino e altre prese dal Web dagli utenti di Whrrl (programma già scaricabile per alcuni modelli Blackberry e per il Nokia N95).

A che pro? L'idea è quella di creare una lista di punti di interesse (ristoranti, musei, cinema, palestre e così via) commentati e recensiti dagli utenti. Se quindi, per esempio, ci trovassimo in una città che non conosciamo e volessimo sapere il nome di n buon ristorante dove mangiare, potremmo usa Whrrl per sapere quale è il migliore secondo gli iscritti al servizio. Che per ora è disponibile su 17 città statunitensi.

Un software analogo lo ha sviluppato il californiano Palo Alto Research Center; il programma si chiama Magitti e, come spiega uno dei suoi creatori, Kurt Partridge, la proliferazione di queste applicazioni è dovuta principalmente alla disponibilità (quasi) globale sia di connessioni Wi-Fi sia di copertura Gps. Tante applicazione di social networking per i cellulari, dunque, anche perchè il mercato promette bene. Secondo Nielsen Mobile, infatti, in Europa il 30% degli utenti di telefonia mobile che appartiene ad almeno un social network usa il cellulare per accedervi dovunque. Il numero dei social networker sul cellulare passerà dai 50 milioni del 2006 ai 174 milioni del 2011, secondo uno studio di Abi Research, mentre nel 2013 il mercato raggiungerà i 4,6 miliardi di dollari, con gli investimenti destinati in tecnologie consumer che sorpasseranno quelli aziendali / fonte: Forrester Research.

Lo ha capito anche Google che nei suoi laboratori di sviluppo sta cercando di portare le sue mappe a Google Earth dentro il cellulare. Nel centro di ricerca di Zurigo, ad esempio, gli ingegneri di BigG stanno lavorando per consentire a chi possiede un telefonino di visualizzare comodamente le informazioni su alcuni luoghi di interesse caricate da altri utenti.

Anche Microsoft che ha costruito la sua fortuna su programmi professionali come Office sta tarando la sua strategia mobile sull'intrattenimento e in particolare sul social-networking. "I telefonini dfotati delle nostre applicazioni" spiega Fabio Falzea, direttore della divisione Microsoft Mobile in Italia, "sono nati per un'utenza business ma ora, per far crescere il mercato, c'è bisogno di mostrare attenzione anche nei confronti degli utenti consumer. La ragione è semplice: strumenti di social networking vengono usati da tutti, dalla mamma coi figli ai più giovani". Per questo sui telefonini con ambiente Microsoft ci sono applicazione come Messenger o Spaces, la piattaforma dei blogging del colosso di Redmond.

Oltre ai big internazionali come Microsoft e Google chi è ovviamente interessato al social network sul telefonino sono gli operatori telefonici. Le reti sociali portano comunicazioni, quindi traffico da vendere, dunque profitti. Ecco perchè in Italia i gestori si stanno sfidando su questo terreno. Tim e Vodafone, ad esempio, hanno le idee chiare. L'ex monopolista sta lanciando Tim I'm, un servizio che consente di semplificare le comunicazioni tra diverse piattaforme (telefonia voce, sms, instant messaging e così via): in questo modo sarà possibile sapere quanto un appartenente alla nostra rubrica è on line e con quale strumento. Inoltre, ogni contatto potrà essere arricchito con immagini e altri file multimediali, proprio come avviene nei profili dei tradizionali social network.

Uno dei nostri asset principali è rappresentato proprio dagli abbonati (36 milioni, ndr): il nostro compito quindi è quello di creare community, come nel caso di Tim Tribù, e offre servizi per far comunicare gli utenti e associare tali servizi a piani tariffari specifici, spiega Riccardo Jelmini, responsabile dei servizi a valore aggiunto di Tim.

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