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venerdì 31 ottobre 2008

Incontro a Unindustria sulla Finanza.

"Il momento è molto critico perchè la crisi finanziaria si sta tasferendo nelle nostre aziende. Fattori essenziali sono che le banche non facciano mancare il credito alle imprese e che il costo del denaro sia supportato a azioni di ribasso dei tassi d'interesse". Così Francesco Peghin, presidente di Confindustria Padova, ha aperto martedì l'incontro "Mercati finanziari e cicli economici, siamo a un punto di svolta?", organizzato da Aidda nella sede di Unindustria.

"Il punto di svolta è lontano - afferma Francesco Zen, professore di Economia degli intermediari finanziari dell'Università di Padova - Questa crisi si dfferenzia dalle precedenti in maniera significativa perchè è una crisi finanziaria largamente distante dall'economia reale, anche se su questa avrà ripercussioni. Solitamente gli strumenti per uscirne sono abbassare i tassi d'interesse, aumentare la liquidità e fare sì che lo Stato si sostituisca ad altri operatori economici. In questo momento la liquidità è enorme, i tassi. L'unica è ripristinare il concetto di fiducia nei risparmiatori e nei consumatori".

"Il ribasso dela Borsa non è ancora finito - dice Daniela Turri, analista tecnico - è questa una fase in cui cercare la salvaguadia del capitale, e non la redditività". "Si deve fare ogni sforzo per supportare il sistema delle piccole e medie imprese - interviene Luciano Colombini, direttore generale della Banca Popolare di Verona - c'è comunque un costo del denaro che resterà al di là delle misure che saranno prese dalla Bce. Manca liquidità all'ingrosso, quella invece retail sarà rovesciata sul mondo delle imprese". "Noi siamo la prima banca di Garanzia in Italia - aggiunge Giampaolo Molon direttore generale di Banca Popolare di Garanzia - e non scontiamo i problemi che hanno le banche tradizionali, ovvero di fiducia della controparte. Ma prevediamo un periodo difficile e non breve perchè entriamo in fase recessiva, con problematiche in ottica di economia reale".

di: p.sp.
da: "Il Gazzettino", supplemento di Padova, giovedì 30 ottobre 2008.

Titoli obbligazionari in comune.

Mal comune, nessun gaudio. Nel vortice che sta rovinando i risparmiatori che avevano investito nei titoli Lehman Brothers, palazzo Moroni si ritrova in compagnia di parecchi cncitadini. "Che si sono rivolti proprio al Comune - dice il sindaco Flavio Zanonato - e che ora sono al nostro fianco. Nei prossimi giorni li incontreremo".
"Nessuno nel 2006 poteva prevedere quello che è poi successo nei mercati finanziari di tutto il mondo. La gente sa benissimo cos'è accaduto ed è per questo che si è rivolta a noi. Non abbiamo ma giocato in borsa. Abbiamo comprato obbligazioni per non fare erodere il capitale dall'infazione: avere diversificato gli investimenti ci consente oggi di aver mantenuto i fondi inizial". Zanonato, l'altra mattina, in risposta a Wlter Stefan, che ha chiesto le sue dimissioni, ha commentato coi suoi 1.16o amici di Face book: "Che cos'ha Stefan da dire sui Comuni che hanno utilizzato i derivati come Cittadella (o Milano) e che ora hano un vero disastro finanziario?"
(...)

Estratto

di: Nicoletta Cozza
da: "Il Gazzettino", supplemento di Padova, giovedì 30 ottobre 2008.

giovedì 30 ottobre 2008

" I Veneti" di L. Capuis.

"(...) Seppur comprendente anche minoranze etniche etrusche, retiche, carniche, istriane, è certo che il nucleo preponderante era costituito da quei "Veneti" che, già al volgere del II millennio a.C. e per tutto il I, qui si svilupparono la loro civiltà cui corrispose tra l'altro, a partire dal VI secolo a.C., una specifica tradizione scrittoria, eco di una precisa unità linguistica.

"Paleoveneta" è stata convenzionalmente definita questa civiltà, e "Paleoveneti" gli artefici, per non creare equivoci con i Veneti attuali, ma sembra più giusto recuperare la storicità del nome. Le fonti classiche offrono infati indicazioni precise e compatte per "Veneti": un veneto, tra l'altro nativo di Padova, Tito Livio, narando le vicende di Antenore, dei Troiani e degli Eneti, che con lui giungono nelle terre adriaiche (...), dice espressamente che qui il nuovo opolo ricevette l nome di "Veneti" (...). Restituiamo dunque al popolo ed alle sue manifestazioni culturali la denominazione storica.

Anche se, al pari di altre popolazioni preromane, manca una produzione letteraria originale sufficiente a definirli "cultura storica", è indubbio, come annotato da M. Pallottino, acuto e insuperato interprete della protostoria italica, che i Veneti costituiscono una delle compagini etnico-culturali meglio definite dell'Italia pre-romana proprio per la possibilità di stabilire, fin dalle origini, una precisa identità tra "ethnos" e cultura, a differenza di quanto si verifica in altri ambienti e fatto unico per l'Italia settentrionale.

E non crediamo di cadere in un vuoto campanilismo nel dire che, nel coacervo di popoli che caratterizzano l'Italia del I millennio a.C., i Veneti appaiono secondi solo agli Etruschi, per l'espansione territoriale ben delineata nei suoi ampi confini già a partire già dal'VIII secolo, per la specifica autonomia ed individualità culturale, per la vastità delle relazioni intessute con le popolazioni limitrofe, dal Tirreno all'Adriatico ai territori transalpini. In ciò furono certo favoriti da un paesaggio naturale particolarmente felice, ricco di fiumi e quindi di vie naturali di comunicazione, cerniera insostituibile tra penisola e Europa centrale, da n ampio fronte marittimo in una delle poche zone dell'driatico occidentale che potevano offrire approdi facili e sicuri, da una terra fertile con ampie distese pianeggianti e boschive ma certo anche dall'essere stati in grado di attuare, in tempi relativamente brevi, una valida organizzazione politico-economica.

Naturalmente protetti dai loro grandi fiumi, ma sicuramente anche grazie a una solida struttura territoriale, i Veneti furono tra l'altro risparmiati da traumatiche penetrazioni di Etruschi, Greci, Galli, fino a quando, tra il III ed il II secolo a.C., entrarono pacificamente nell'orbita di Roma. L'importanza strategica ed economica del "Venetorum angulus" non sfuggì certo ai Romani che, non a caso, dei Veneti amarono presentarsi come amici piuttosto che come nemici, ad essi accomunati da nobili e remote origini troiane: Antenore, come Enea, esce infati incolume dalla notte fatale di Troia; ai due eroi, legati da un fato comune, è concesso, dopo lunghe e perigliose peregrinazioni, di dare origine a nuovi popoli e a nuove città, Veneti e Romani, Padova e Roma.

(...)

tratto da: I VENETI, società e cultura di un popolo dell'Italia preromana,
autrice: Loredana Capuis,
Editore: LONGANESI & C.

mercoledì 29 ottobre 2008

Campionario Rock: i dati di lettura.

Vi fornisco i dati di lettura di "Campionario Rock", al 29.10.208:

- secondo Myspace.com, i lettori giornalieri di "CampionarioRock" sono 2.610.
- secondo Google, i lettori giornalieri di "Campionario Rock", invece, sono 11.700.


I dati sono diversi, ma dimostrano un grande apprezzamento del nostro blog-site.

Ringraziamo, perciò, tutti coloro che ci seguono. Nuovi ed anche quelli che ci seguono fin dall'inizio: a tutti, un grazie calorosissimo!!

martedì 28 ottobre 2008

Intervista col ministro Sacconi (2^ parte)

In questo senso l?Expo a Milano può servire al Nordest?

"Se la orientiamo verso Est. Il simbolo di questa Expo dovrebbe essere Marco Polo".

Non crede che gli imprenditori legittimamente diranno: vai avanti tu, che poi vediamo. Ovvero: prima si muova la politica...

"E' vero: la politica adesso ha un ruolo determinante. Per questo dico che così come il termine di paragone per Berlusconi non è Veltroni, ma Sarcozy o il prossimo presidente degl USA o i suoi interlocutori cinesi di questi giorni, così nel Nordest chi ha un ruolo istituzionale come Galan, Brunetta, Ghedini, Giorgetti, Brancher o il sottoscritto è chiamato a volare "alto". Dobbiamo evitare di essere singolarmente stimati, ma non collettivamente identificati con un grande progetto e col partito nazionale che lo sostiene".

Non con un partito "regionale"?

"Negli ultimi mesi sono successe cose epocali, del mondo si stanno occupando i leader degli Stati-Nazione. Non ci sono le regioni, nessuno si illuda; e l'Europa stessa è una Confederazione di Stati-Nazione. Il Veneto, il Nordest, devono occuparsi di tutto il Paese. Toccherà a noi occuparci delo stesso Mezzogiorno se vogliamo tornare a tassi di crescita elevati".

E' una risposta alla Lega?

"E' la grande questione politica dei nostri giorni. Dopo centocinquant'anni il Nordovest, che ha segnato nel bene e nel male la storia d'Italia per la sua posizione geo-economica esprimendo egemonia nei valori e nelle classi dirigenti, è in irreversibile declino, mentre il Nordest è, con i porti del Baltico, l'altra porta dell'Europa e può esprimere valori, buone pratiche e uomini per la seconda ricostruzione dell'Italia. E questi uomini devono avere senso della Nazione e visione globale".

(...)

Fine
di: Ario Gervasutti
da: "Il Gazzettino", quotidiano delle Venezie, di domenica 26 ottobre 2008.

Ringrazio "Il Gazzettino" per l'ospitalità spontanea prestata.

lunedì 27 ottobre 2008

Intervista col ministro Sacconi (1^ parte)

(...) "Purtroppo la cultura nichilista e decadente dell'epoca (gli anni '70-n.d.e.), come per l'inquinamento agricolo, si è infiltrata nelle falde e ha colpito la generazione successiva. Che tristezza vedere i ragazzi manifestare coi loro aguzzini, quei docenti che nella loro pigrizia corporativa stanno forgiando per loro un futuro da precari. L'Italia è l'unico paese occidentale in cui ci si laurea mediamente a 28 anni, non per colpa dei ragazzi ma dell'Università che li trascina in percorsi inutilmente lunghi e spesso dequalificati.

Ministro Sacconi, una riforma si fa partendo dai contenuti e non solo dalle necessità di bilancio: è vero o no che in Consiglio dei Ministri dettano legge i numeri?

"Non è assolutamente così. Anzi, il governo vola "alto" proprio perchè consapevole che stiamo vivendo una grande crisi epocale, che per molti aspetti è la crsisi dell'Occidente, e questo impegna tutto l'Occidente a riprnsare molte cose di sè. E' una sfida per il suo stesso modello democratico: la vecchia Europa ha modelli lenti, inefficaci, le decisioni sono tardive e dobbiamo con modelli più semplici. I nostri paragoni sono l'India, la Cina, la Russia: la storia va a est. Non possiamo nè dobbiamo imitarli, ma dobbiamo ripensare in modo coerente le nostre istituzioni ed il nostro modello sociale, per essere tempestivi come loro. E per una serie di ragioni tocca al Nordest guidare questo cambiamento, e approfittare di questa crisi".

Come? Lei ha detto no a provvedimenti-tampone come la rottamazione...

"Basta con gli aiuti a poche grandi imprese. Nell'immediato dobbiamo garantire la liquidità a tutte le aziende, a partire dalle più piccole, sostenendo anche i consorzi fidi e le cooperative di garanzia. Sosteniamo le banche perchè sostengano le imprese e metteremo in moto meccanismi di verifica che ciò accada. In termini di prospettiva, invece, la risposta è: investendo proprio nella crisi. Essa pone problemi, ma ma stimola opportunità. La politica deve dare idee, fare grandi scelte. L'Italia ha già vissuto una situazione simile nei primi anni '80, con una stagnazione e l'inflazione a due cifre: ma proprio allora decollarono nel Veneto fenomeni come Benetton e altri. Ricordo un convegno dell'inizio dell'83 del Club Più Impresa dal titolo: "Treviso, ovvero le idee nella crisi", con duemila persone".

Per governare cambiamenti epocali però servono sempre i soldi: la finanza e l'imprenditoria del Nordest ci sono?

"Conto sull'intelligenza e sul coraggio degli imprenditori sostenuti da una politica ambiziosa. Come in passato hanno pesato le classi dirigenti del Nordovest, così stavolta tocca a quelle del Nordest. Penso a chi gestisce l'aereoporto di Venezia o il porto di Trieste, le Generali o le multiutilities che dovrebbero far nascere un grande operatore energetico specializzato nel gas: dobbiamo offrire il contesto idoneo ai grandi imprenditori della logistica come i Marchi e i Benetton, a manager della finanza come Perissinotto, e i tanti uomini dela manifattura globalizzata come i Tomat, i Moretti Polegato, i Riello. Dipende dalla politica organizzare il Nordest affinchè sia una dele grandi città metropolitane del mondo, che possa fungere da piattaforma di servizi e polo logistico rispetto ai flussi che possono arrivare sempre più al porto di Trieste dal Sudest asiatico attraverso l'Oceano indiano, Suez e le autostrade dell'Adriatico, come rispetto a quel bacino immediato che è rappresentato dai Balcani e all'Europa del'Est che ci è naturale interlocutore perchè economicamente complementare. La città metropolitana dal punto di vista residenziale c'è già, dobbiamo addensare alcune grandi funzioni in pochi punti prescelti, in modo da attrarre da tutto il mondo capitale umano creativo e investimenti. E questa è un'operazione per l'Italia intera".

Fine prima parte
Ringrazio vivamente "Il Gazzettino", quotidiano delle Venezie, per la collaborazione spontanea.

Prossimamente...

Prossimamente un'intervista col Ministro Sacconi!